Calcio tra guerra e amore

Giovanna Mapelli

Il giornalista sportivo per rendere più divertente il suo articolo, per colorare la cronaca di una partita e per entusiasmare il pubblico prende spunto da diversi campi semantici. In questo modo introduce delle variazioni in un vocabolario tecnico che sarebbe sempre uguale e ripetitivo: il giornalista sfrutta così tutte le possibilità linguistiche della lingua comune e accentua i valori espressivi della connotazione.

Tra i molti campi semantici vorrei soffermarmi su alcuni che sono tra loro in antitesi: quello bellico-epico-militare, quello amoroso e, infine, quello della vita e della morte.

La contrapposizione di questi campi semantici indica che lo sport e, in modo particolare il calcio, è scontro, ma anche passione.

Lo sport è diventato con il trascorrere del tempo l’evoluzione dell’epica antica: oggi le lotte cruente tra eroi si svolgono su un altro campo di battaglia, vale a dire sul campo di calcio.

Lo sport, con la nascita del professionismo, non è più solo un gioco, un divertimento, ma diventa la canalizzazione specifica di una certa liturgia di guerra e, infatti, nella nostra società i due condividono tre fattori:

La competizione: confrontarsi per eliminare l’avversario;

La componente agonistica: lottare e soffrire per raggiungere la vittoria;

L’attività fisica: preparazione, destrezza nell’esecuzione e dinamismo costante.

L’incontro calcistico acquista in tal modo l’aspetto dei riti guerrieri, dove dominano forza, violenza, lotta agonistica piena di passione e fanatismo e, di conseguenza, il lessico bellico ne è un sintomo e una conseguenza.

Le cronache calcistiche, pertanto, diventano le eredi dell’antica narrativa di fondo epico-drammatico dei cantares de gestas.

L’esaltazione, che caratterizzava le battaglie epiche, oggi si è trasferita nell’incontro calcistico e perciò, questa esasperazione ha raggiunto il punto di estrema tensione, proprio nel trasferimento delle immagini sul piano militare-guerresco; di conseguenza, prima, come adesso, si insegue la vittoria a tutti i costi sul campo e il pubblico-lettore si compiace di fronte a un lessico aggressivo e violento: ecco perché le cronache di calcio spagnole ed italiane sembrano dei veri e propri bollettini di guerra.

Lo spazio dove si svolge l’avvenimento calcistico è un "campo di battaglia" in cui ci sono due "formazioni" che si sfidano per la conquista di un titolo. La partita di calcio, non è solo uno scontro agonistico, ma diventa una vera e propria "guerra", una lucha degna di essere ricordata; è interessante vedere che si fa riferimento addirittura a battaglie di tipo specifico come la "battaglia campale"/batalla campal:
Guerreggia alla pari con Heinrich sulla fascia ed è il più pericoloso in attacco quando si sposta dietro le punte (GS 31-10-1999, 9).

Juande anunció la guerra aérea desde principios de semana para derribar a los pucelanos [...] (MA 20-03-2000, 24).

Dinamo Zagreb y Hajduk Split, terminó en batalla campal entre las aficiones de ambos conjuntos (MA 13-03-2000, 34).

Il Torino ha rifiutato la battaglia campale cercando il colpo di pugnale in contrattacco (GS 31-10-1999, 9).

Quando una squadra non sa reagire agli attacchi dei rivali, non sa costruire un gioco che le permetta di andare in gol si dice che ha abbandonato le armi o meglio, che si è trovata "in disarmo"/desarmada:
Il gol di Andersson e un palo di Enyinnaya legittimano il successo barese su un Cagliari in disarmo (GS 03-04-2000, 19).

Los muchachos de Peiró supieron en todo momento cómo jugar al Barça, hasta desarmarle (AS 26-03-2000, 4).

Se una squadra si rinchiude in difesa, invece di attaccare, si dice che ha "assunto un atteggiamento di resa" o che sta attuando un pacto de no agresión:

A rendere più sconfortante la prospettiva della squadra di Ulivieri è l’atteggiamento di resa che il Cagliari evidenzia (GS 03-04-2000, 19).

Se relajó en exceso, jugó sin intensidad y con su actitud alimentó el rumor extendido del pacto de no agresión (AS 22-03-2000, 12).

Il gruppo di giocatori che scende in campo per disputare la gara si definisce "schieramento"/alineación; questo termine, anche se appartiene al campo semantico militare, è diventato un tecnicismo del linguaggio del calcio, così come "capitano" che nel calcio indica quel giocatore che dirige i suoi compagni e che ha determinate competenze stabilite dal regolamento; generalmente il "capitano" si elegge tra i "veterani" del gruppo, cioè tra quegli atleti che indossano la maglia di una squadra da alcuni anni e che hanno grande carisma:

Eriksson schiera Veron appena dietro Salas, unica punta (GS 12-03-2000, 3).

"Terminamos jugando con una alineación descabezada, sin sentido […]" (AS 03-04-2000, 32).

L’Inter deve fare a meno del suo capitano [...] (GS 05-05-2000, 5).
El capitán habló con el árbitro para aclarar la situación (MA 19-03-2000, 3).

El veterano jugador admitió que "en la segunda parte el Oviedo tocó mucho el balón y nos dominó […]" (MA 27-03-2000, 6).
[...] scenderà in campo anche il veterano Lombardo (GS 15-05-2000, 7).

Per disporre in campo la formazione occorre uno studio previo delle "strategie"/estrategias e delle "tattiche" di gioco per assediare il nemico, come si fa in guerra per annientare gli eserciti avversari:
El técnico argentino renunció a sus principios y recurrió a la estrategia de Ranieri (AS 03-04-2000, 18).

L’Inter vince grazie alla strategia del contrattacco (CS 19-03-2000, 6).
In ogni squadra c’è un giocatore che segna molti gol, che può chiamarsi "cannoniere"/hombre del cañón o "ariete", quest’ultimo è un dispositivo utilizzato in guerra che riesce a distruggere il muro difensivo rivale; è una macchina da guerra e, applicando questo sostantivo ad una persona si vuole sottolineare la sua capacità di segnare e la sua forza devastante. Siamo di fronte ad un altro caso in cui i termini sono diventati tecnicismi del linguaggio del calcio:

(Amoroso) è tornato da poco e i risultati si sono visti immediatamente: i suoi piedi sono fatati ed esaltano gli estri mai spenti di Crespo, un cannoniere che non tradisce (GS 03-04-2000, 1).

El Depor gana gracias a su hombre del cañón [...] (AS 06-03-2000, 5).
Al decimo, puntuale, l’ingresso in campo dell’ariete Silenzi supportato a centrocampo dal redivivo Diawara (GS 21-02-2000, 19).

Además el ariete realista ha marcado en los tres partido que ha jugado en San Sebastián […] (MA 20-03-2000, 18).

Il calcio è un gioco dinamico in cui i giocatori devono avanzare nel campo rivale, per "assaltare"/asaltar il nemico, conquistare terreno e segnare:

L’assalto di Mboma produceva guasti minimi (GS 21-02-2000, 19).
Por su parte los pucelanos preparan el asalto a Vallecas en un gran momento (MA 16-03-2000, 18).

Per raggiungere la porta rivale bisogna penetrare tra le linee difensive del nemico; voglio aggiungere che per descrivere questa azione in italiano, oltre al verbo "penetrare", è sovente l’espressione "fare un’incursione", in spagnolo è più comune il verbo penetrar (analizzato nel campo semantico erotico-amoroso):

Zambrotta riesce non solo a tenere a bada l’avversario, ma anche a rendersi utile in avanti con improvvise incursioni (GS 20-03-2000, 5).
L’allenatore spesso ordina di "bombardare" l’altra squadra, cioè attaccare continuamente e, nello stesso tempo, di proteggere la propria porta, per farlo bisogna chiudersi in difesa, in "trincea"/trinchera.

Cuando c’è una gran concentrazione di giocatori che nelle linee più arretrate si dice che si sono "arroccati indietro" o che l’allenatore ha dinamitado quella parte del campo:

[…] la squadra di Guidolin bombarda negli ultimi venticinque minuti e trova il gol (GS 21-02-2000, 15).

[...] y el bombardeo surtió efecto (MA 20-03-2000, 24).

La trincea nerazzurra cede solo nelle fasi finali (GS 12-03-2000, 3).

Pero hasta entonces le metió agilidad a su juego, que en un par de toques se metía en la otra trinchera, sin concesiones (AS 26-03-2000, 30).

La squadra di Mazzone si arrocca negli ultimi venticinque metri cercando di chiudere tutti gli spazi (GS 21-02-2000, 9).

Cerró bien su portería, dinamitó el centro del campo y dejó a Joseba como su elemento incordión (AS 03-04-2000, 12).

In tutte le squadre i giocatori che si distinguono in fase difensiva o in quella d’attacco si definiscono "baluardi", baluartes:

Il 3-0 è firmato dal più insospettabile dei marcatori, Blanc, ultimo baluardo della difesa interista (GS 15-10-2000, 3).

Si Aguilera era el mejor baluarte ofensivo, Capdevila y Baraja no aparecían arriba (MA 06-03-2000, 6).

Una squadra deve avere una buona "mira" (puntería) per "centrare il bersaglio", per trafiggere il portiere con el arsenal de armas/"le armi" che ha a disposizione, cioè con una serie di tiri molto forti che sono come "spari", "bombe", "cannonate", "siluri", misiles, obuses:

El Salamanca de Balta dio otra imagen pero no tuvo puntería ante el Compostela (AS 03-04-2000, 34).

Lippi manda in campo l’Inter2 (7 volte a bersaglio) (CS 06-08-2000, 1).
[…] y las ideas del arsenal ofensivo del Manchester languidecieron (MA 05-04-2000, 3).

Le armi vincenti sono stati Inzaghi e Zidane (CS 19-03-2000, 7).
[…] Rossini a Caccia che spara al volo, splendido volo di Castellazzi (GS 03-04-2000, 21).

Raúl dispara alto [...] (MA 06-03-2000, 2).

Guardiola da un pase magistral a Bjorklund y Pellegrino a Kluivert que fusila a Cañizares (AS 03-04-2000, 18).

E poi c’è quello (gol) di Stanic, una cannonata sotto la traversa, su invito di Dino Baggio (GS 21-02-2000, 16).

[…] un 1-1 gravato dall’incredibile autorete di Brambilla, che nella foga di liberare su Tacchinardi, spediva un siluro nella rete di Bucci (GS 20-03-2000, 3).

Venció con un misil de Toni Velamazán (AS 26-03-2000, 1).

El obús tierra-aire de Velamazán (AS 26-03-2000, 34).

Spesso a causa di una guerra una persona deve abbandonare la sua patria, deve andare in esilio per evitare di essere perseguitato, perciò quando una squadra gioca "fuori casa" o in "trasferta", si dice che ha giocato in exilio; questa espressione connotativa è utilizzata solo in spagnolo:

Pese a golear en el exilio, lo tiene muy difícil […] pero no imposible (MA 20-03-2000, 1).

Da questi esempi emerge che se la partita è una battaglia feroce e dura,è anche possibile che qualcuno "muoia", sempre nel significato metaforico del termine. Pertanto non ci si deve stupire neppure di fronte all’abbondante lessico proprio del campo semantico della vita e della morte.

La palla e la partita possono morire come se fossero degli esseri viventi: il calciatore quando segna "fa morire" il pallone in porta; i minuti finali di gioco sono "l’ultimo respiro" di uno scontro, il finale pertanto è un partido moribundo:

La palla scavalca la barriera e muore in rete (GS 21-02-2000, 15).
Il campionato non ne vuol sapere di morire. La sua vitalità si fa beffe di chi, appena una manciata di giorni fa, aveva considerato tutto concluso (GS 02-04-2000, 1).

[…] el segundo (gol) lo despejó Castaño sobre la línea, y el tercero, con el partido ya moribundo, se escapó por poco (AS 03-04-2000, 16).

Segna nell’ultimo respiro della partita (GS 19-04-2000, 3).

Si sconfigge il rivale quando "ci si batte a morte"/se va a muerte:

[…] Diego Simeone, finalmente titolare dal primo minuto, si è battuto alla morte […] (GS 12-03-2000, 9).

El Sevilla irá a muerte a por los puntos en el exilio (MA 16-03-2000, 20).

Letal, mortal e "micidiale" sono aggettivi abbastanza frequenti nel giornalismo calcistico; sono abbinati a sostantivi che indicano azioni di gioco che sono determinanti per andare in gol e per vincere:

[…] Casillas se ganó los honoris del Bernabeu al atajar el balón en un mano a mano mortal ante Ferrón (AS 26-03-2000, 6).

Raúl, como todos los genios, apareció poco pero cuando lo hizo fue letal (MA 19-03-2000, 3).

Micidiale in contropiede (CS 06-06-2000, 7).

In spagnolo esiste una espressione che in italiano non abbiamo, si tratta di pase de la muerte, che è quel lancio del pallone dalla linea di fondo all’indietro, dove il compagno potrà tirare facilmente in porta e, con molte probabilità segnare, di conseguenza l’altra squadra "muore", cioè subisce la rete:

Redondo coge un balón en la línea de medios del Dinamo de Kiev se interna en el área, llega a la línea de fondo y su pase de la muerte lo desvía a córner Husin (MA 15-03-2000, 2).

Dagli esempi qui raccolti posso concludere che ogni partita è uno scontro vitale, si trasforma in qualcosa di drammatico perché una delle due contendenti è destinata a soffrire e a "morire", cioè a perdere.

Naturalmente entriamo ancora una volta nel mondo dell’esagerazione, dell’iperbole perché, ad ogni modo, si sta trattando sempre uno sport, un gioco che non dovrebbe avere niente a che vedere con la violenza e la morte.

Accanto a questo vocabolario guerresco e violento, ne esiste uno che è molto più passionale, più dolce: si passa così dal campo della guerra a quello dell’amore.

La passione e l’emozione nel raccontare l’evento calcistico sono gli ingredienti necessari per preparare una cronaca; gli appassionati del pallone, come i voyeur, vogliono vedere lo spettacolo e il bel gioco per questo vanno allo stadio o si mettono davanti alla televisione.

I giocatori devono "inseguire" un pallone, come nel gioco amoroso l’amante insegue la sua donna; si prova una sorta di "piacere" nel dominare la palla, nel possederla, nell’esibirla, nel sottrarla all’avversario. Una partita di calcio può essere letta in chiave di un gioco di seduzione, di un appuntamento importante da non perdere dove si assiste a "penetrazioni", a tocchi suavi della palla, a "carezze" al pallone, a "violazioni" delle reti della porta, ad abbracci tra giocatori, alla palla che "sfiora"/roza o lame il palo, il tutto condito dall’ansia per la vittoria:

[…] Oliveira graffia con un diagonale che sfiora il palo, […] (GS 10-02-2000, 3).

Magno chuta raso desde fuera del área y el balón sale rozando el poste (MA 13-03-2000, 18).

Il prode Zizou accarezza la palla con la suola, tocca di destro e di sinistro e tira pure […] (GS 10-01-2000, 5).

Disparo lejano de Hasselbaink de golpe franco que se va lamiendo el palo derecho de César (MA 13-03-2000, 20).

Roberto se escora a la derecha, penetra en el área, pero la engancha mal y dispara alto (MA 13-03-2000, 20).

Zanetti penetra nelle retrovie giallorosse e arriva sottoporta [...] (GS 12-12-1999, 5).

Un tiro suave, morbido che scavalca il portiere viene chiamato in spagnolo con il termine tecnico vaselina, in italiano abbiamo come tecnicismo corrispondente "pallonetto"; tuttavia è interessante notare la creazione individuale "pallone nivea"; le due definizioni hanno in comune il fatto che la nivea (una crema) e la vaselina sono qualcosa di delicato e morbido:

Lo tira invece Leonardo altra classe, okay, ma anche altra energia: ne esce una carezza da pallone nivea sulla quale Casazza costruisce la sua domenica da eroe numero due (GS 20-03-2000, 10).

Pero sería Morales en el 25 el que realmente ponía en apuros a Ponk, al lanzar una vaselina que salió por encima del larguero (AS 03-04-2000, 34).

[…] Zidane inventa un pallonetto morbido che piove sotto la porta di Ballotta (GS 02-04-2000, 3).

In questo sport tanto duro, in cui ciò che conta è vincere, trovano spazio anche i sentimenti: non basta solo conoscere le regole del gioco, avere tecnica e mettere in pratica le tattiche proposte dall’allenatore ma bisogna anche giocare con "il cuore" cioè desiderare di vincere.

Questo aspetto è più volte ripetuto nei giornali italiani:

Il Bari del tanto amato Eugenio Fascetti si è difeso con tutto l’animo mettendoci qualcosa di più che tecnica e tattica: quel cuore che è mancato un po’ alla Lazio (GS 12-09-1999, 9).

Due giocatori sono una "coppia"/pareja perfetta se hanno una buona intesa; ci può essere un "matrimonio" o un "divorzio" tra una squadra e un calciatore o un allenatore a seconda che questo venga acquistato o ceduto:

Por primera vez en toda la Liga, el Athletic no podrá contar con su pareja de ataque más risolutiva (MA 16-03-2000, 28).

Continúa dando facilidades a los rivales y el divorcio entre el técnico, jugadores y aficionados, es más que patente (MA 06-03-2000, 31).

La dimostrazione di forza della squadra di Eriksson, deve aver messo davvero paura al club più prestigioso del mondo, tradito da Figo ma sposato a vita da Rivaldo (CS 06-08-2000, 3).

La locuzione marcar a placer, indica la facilità con cui si è conclusa in gol l’azione; il non andare a segno, invece, può essere un sintoma di scarsa "virilità", di "impotenza":

Bolo cede atrás y Canabal, sólo en el corazón del área, marca a placer (MA 20-03-2000, 25).

E’ un’Inter impotente (GS 24-08-2000, 3).

Tengo a sottolineare ancora una volta che il giornalista ricorre a parole e a espressioni che non appartengono al campo semantico sportivo per decorare, per dare un tocco di letterarietà alla cronaca e per stupire il lettore; però, più si utilizzano questi termini e più diventano propri del linguaggio del calcio, ciò vale a dire che diventano dei tecnicismi e, in un certo senso, perdono la loro connotazione di campo semantico militare. Voglio riprendere alcuni di questi termini bellici che ormai sono propri del linguaggio calcistico o per lo meno di quello sportivo:

lineación/"schieramento"; "ariete"; "capitano", hombre del cañón/"cannoniere" e tutti quei termini che indicano un tiro forte e potente, come "cannonata", misil, ecc..., la parola spagnola vaselina o le locuzioni pase de la muerte e a placer.

 

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