Intervista con Franco Arturi, Vicedirettore de La Gazzetta dello Sport   

La formula vincente dei giornali sportivi: capacità di informare e di entusiasmare

"Varietá, colore, emozione, entusiasmo, positività sono ingredienti imprescindibili"

Entrevista realizada por Giovanna Mapelli a Franco Arturi en Milán, para su investigación Il linguaggio del calcio nei giornali sportivi italiani e spagnoli. Este trabajo fue defendido en la Universidad de Bérgamo (Italia) en noviembre del año 2000.

Come definirebbe il linguaggio del calcio?

Il linguaggio del calcio, pur riferendosi ad una professione precisa ad una disciplina in particolare, non ha nessuna intenzione criptica: non vuole nascondere intenzionalmente il significato di ciò che si sta trattando, contrariamente al linguaggio della politica e della burocrazia che, talvolta, hanno questo fine per ragioni di potere, per guadagnarsi l’appoggio del pubblico con giri di parole volutamente poco chiari e a volte troppo tecnici.

Per la grande accessibilità e in particolare per la sua grande diffusione nel nostro Paese, il linguaggio del calcio viene utilizzato anche da altri settori (incluso quello politico, amministrativo) per raggiungere un’udienza maggiore.

Il momento di svolta del giornalismo sportivo è legato ad una figura molto importante: Gino Palumbo (che quando morì era appena stato nominato direttore designato del "Corriere della Sera").

Egli adottò una formula giornalistica di successo perché prevedeva un certo svecchiamento del linguaggio sportivo: da una parte l’umanizzazione dello sport, puntando sull’umanità del campione e non sono sulle sue avventure agonistiche; dall’altra la spiegazione esplicita, chiara e a tamburo dell’avvenimento.

"DEVONO SAPER UNIRE IL FATTORE TECNICO E EMOTIVO PER FAR RIVIVERE ALLA GENTE LA PARTITA"

Accanto a queste novità nell’ambito dello sport un altro momento rilevante è la fine degli anni 70 con la televisione.

La figura di spicco per l’aspetto semantico-lessicale è il giornalista Gianni Brera. Grazie alla sua enorme cultura di base classica è riuscito a sdoganare lo sport da vincoli di sotto-cultura. Ha inventato un linguaggio nuovo, ancora oggi i neologismi "breriani" sono utilizzati, per raccontare l’epos sportivo in termini sempre accessibili.

A poco a poco l’informazione sportiva, considerata inferiore al giornalismo generale, acquista sempre più autonomia e grande pubblico.


Perché l’informazione sportiva rappresentava la sorella minore dell’informazione generale?

I motivi che avevano portato a sminuire l’importanza dello sport e quindi della stampa sportiva sono diversi: in primo luogo, la tradizione cattolica che si basava sulla dicotomia tra anima/corpo; poiché l’uomo vive per salvare l’anima, il corpo viene messo in secondo piano. Solo il classicismo sosteneva l’importanza del fisico con il lemma: mens sana in corpore sano, in quanto bisognava esercitare il fisico per essere ottimi guerrieri; poi, il fascismo che sfruttava lo sport come elemento per la propaganda e il potere; di conseguenza chi era contro il fascismo era anche contro lo sport simbolo di nazionalismo sfrenato; ed infine, il marxismo che considerava lo sport come momento di collettivismo.

Negli anni 60/70, inizia la rivalutazione dello sport con la sinistra che considerava lo sport di vertice come oppio dei popoli e quello per tutti, invece, un modo per migliorare la qualità della vita, ma solo negli ultimi decenni c’è il recupero dello sport come agonismo vero e proprio, perché senza agonismo non ci sarebbe sport.

"I GIORNALISTI CHE SCRIVONO PER UN QUOTIDIANO SPORTIVO SONO PREPARATISSIMI, HANNO GRANDE TALENTO NARRATIVO E GRANDE ABILITÁ DI SCRITTURA"

La svalutazione dello sport è sempre venuta da una parte delle società di cultura medio-alta che lo considerava come diminutivo dell’intelletto, in realtà questa è una postura snobistica perché lo sport è uno spicchio di cultura umana, fa parte della nostra vita.

Dato che esistono diverse tipologie di giornalismo, in quali di queste rientra quello specializzato nello sport?

Rappresenta una via di mezzo tra giornalismo popolare e giornalismo tecnico (è a metà strada tra il tabloid inglese e "Il Sole 24 Ore").

Il discorso tecnico è necessario per penetrare il discorso agonistico, non bisogna dimenticare che il pubblico ha un grado di conoscenza altissimo della tecnica di gioco e quindi esige una certa precisione e proprietà lessicale; il discorso popolare invece serve per apportare un’emotività estrema e per una mobilitazione di persone maggiore: "noi giornalisti vendiamo sogni", non sogni oppiacei, ma sogni ad occhi aperti e la capacità di sognare del pubblico deriva dalla sua attenzione verso l’aspetto tecnico. Ecco perché si utilizzano titoli caldi e colorati per richiamare fin dall’inizio l’attenzione del lettore, che prima di tutto è tifoso e che quindi vuole sognare, gioire e soffrire con la sua squadra.

Il linguaggio del calcio esce dal chiuso del settore prettamente tecnico per diventare un veicolo di emozioni, portando l’aspetto passionale ed emotivo in un discorso altrimenti arido.

Come si può conciliare l’aspetto tecnico con quello figurato?

E’ qualcosa di naturale perché lo sport è ludus (gioco), è gioia in quanto la vittoria appaga, lo sport è legato a momenti festosi a una visione ottimistica della vita e alla salute, ma è anche un insieme di regole da rispettare, lo sport senza norme non esisterebbe nemmeno.

Nel linguaggio calcistico, come in quello sportivo in generale, c’è un punto di equilibrio tra l’aspetto tecnico e quello figurato: il giornalista narra e critica allo stesso momento, la notizia non è separata dal commento. Ed è proprio questa la formula vincente dei giornali sportivi: capacità di informare e di entusiasmare.

Esiste un solo linguaggio sportivo?

Esistono tanti linguaggi quanti sono gli sport perché ogni disciplina deve essere raccontata con parole appropriate, ciò non toglie che ci sia contaminazione tra i linguaggi dei diversi sport: la lingua è un organismo dinamico che si arricchisce e entra in comunicazione con altri ambiti, questo spiega anche il motivo della presenza di tante espressioni sportive nella lingua di tutti i giorni.

Quali sono le metafore del linguaggio calcistico?

Il calcio per essere raccontato ha bisogno di colore; per evitare la monotonia e la ripetizione si fa ricorso a tutte quelle figure retoriche della poetica classica: quindi, al racconto di un evento sportivo, si deve avere un approccio favolistico-aneddotico. Diversi sono i campi semantici presi in considerazione, ma senza dubbio predomina quello bellico; non bisogna, infatti, dimenticare che lo sport è innanzi tutto uno scontro tra uomini contro uomini e in cui nasce un desiderio di sopraffare l’altro. La parola d’ordine diventa: "devo distruggere l’altro", naturalmente trasportata su un piano innocuo (o così dovrebbe essere). Lo sport diventa sublimazione della guerra, è una guerra incruenta che ad ogni modo sveglia nazionalismi e fervore popolare.

Di conseguenza, la sconfitta è considerata come una specie di lutto, che lo sportivo rifiuta e che, ad ogni modo, deve essere in grado di rielaborare da un punto di vista psicologico per rialzarsi e conseguire la vittoria. Per questo, lo sport si arricchisce di una forte carica drammatica come se fosse un terreno di battaglia.

Altri campi semantici sono: quello della sessualità, quello psicologico, quello religioso e rituale. Lo sport, infatti, è ritualità, collettivismo, non si è mai soli, lo sport ha il potere di saper radunare folle e anche nel momento in cui si pratica uno sport individualmente, soli non si è mai, perché sarà sempre presente il nostro io del giorno precedente da sconfiggere, è una sorta di superamento di se stessi.

A volte si accusa il linguaggio sportivo di non essere grammaticalmente corretto. Cosa ne pensa?

Credo che non ci sia corruzione linguistica nel giornalismo sportivo perché i giornalisti che scrivono per un quotidiano sportivo sono preparatissimi, hanno grande talento narrativo e grande abilità di scrittura proprio perché devono saper unire, da un lato il fattore tecnico e dall’altro, quello emotivo per far rivivere alla gente la partita o qualsiasi altro avvenimento. Per questo aspetto bipolare, la stampa sportiva è riuscita ad avvicinare molte persone alla lettura di un giornale.

Quali elementi non possono mancare nelle pagine di un giornale sportivo?

Varietà, colore, emozione, entusiasmo, positività sono ingredienti imprescindibili per il giornalismo sportivo.

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