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Copa
del Mundo 2002
Mondiale
azzurro

Giovanna
Mapelli
Università
degli Studi di Bergamo
Dal
31 maggio al 30 giugno si è celebrato il Mondiale di calcio
2002, che entrerà nella storia per essere stato il primo
del terzo millennio e il primo giocato in due paesi: Giappone e
Corea. In un mese abbiamo visto 64 partite a orari non proprio consueti
per noi europei, abituati a goderci lo spettacolo calcistico con
latmosfera magica della notte. E, invece, abbiamo fatto colazione
e pranzato in compagnia di 22 giocatori, anzi 22 samurai o banzai,
in campo.
Lavventura
dellItalia è iniziata il 3 giugno in uno stadio che
assomigliava di più a una "conchiglia" chiusa o
a unastronave senza cielo, aria e con il tappeto verde sempre
perfetto. Sin dal debutto lItalia si è paralizzata
per sintonizzarsi con gli appuntamenti degli azzurri ed è
successo di tutto: piazze e stabilimenti balneari affollatissimi
sotto il sol leone davanti ai maxischermi pronti a soffrire e a
gioire; pause pranzo più lunghe e studenti che tra un esame
e laltro si sono organizzati portando televisioni in aula
o nelle biblioteche; grande assenteismo dai posti di lavoro; ferie
anticipate per molti lavoratori; lezioni sospese; udienze posticipate;
e addirittura episodi che fanno sorridere, al limite del paradosso,
come le cerimonie di matrimonio accorciate; ladri arrestati che
chiedevano di vedere la partita; bambini fatti nascere prima del
previsto.
Il
calcio, ancora una volta, è servito a cancellare le barriere
di classe perché politici, manager, vip, operai e persino
casalinghe si sono trovati stretti stretti intorno alla Nazionale
per sostenerla minuto per minuto.
La
prestazione azzurra però ha deluso le aspettative e così,
dopo la gioia e lesultanza del primo incontro, sono iniziate
le paure, lansia della sconfitta le lacrime, le discussioni
con i soliti "se e ma" e le polemiche contro il sistema
arbitrale e la FIFA, fino ad arrivare a ciò che non ci si
aspettava: la dolorosa eliminazione contro i padroni di casa al
golden gol. La favorita Italia, insieme ad altre "grandi",
ha dovuto lasciare il paese del sol levante anzi tempo e su Piazza
Italia è calato un silenzio urlante di dolore e di rabbia.
Il
Mondiale nippo-coreano è stato davvero strano, ma in un certo
senso veritiero visto che ha denunciato il malessere della macchina
del calcio miliardario. Il tracollo è stato raggiunto perché
ci si è dimenticati che il calcio deve essere passione, gioco
e divertimento, come hanno dimostrato il Senegal o la stessa Corea.
Da loro si può andare allo stadio con tutta la famiglia al
seguito senza paure, da loro si balla e si canta in allegria, da
loro i contratti milionari sono ancora lontani e si gioca per piacere
e non per lucro.
Essendo
un grande evento, il Mondiale è stato sfruttato anche dalla
pubblicità: negli spot e nei cartelloni pubblicitari impazzavano
giocatori internazionali e venivano promossi libri di contenuto
calcistico come: "Maradona è meglio e Pelè"
di Marcello DOrta; "10", numero di grandi campioni,
raccoglie racconti calcistici usciti dal pugno di dodici talenti
di lingua spagnola; "Tempi supplementari", di Darwin Pastorin,
evoca il mondo del calcio al di là dei novanta minuti, quello
che si vive nei bar e nelle chiacchiere della gente; "Bruno
Neri il calciatore partigiano" del giornalista Massimo Novelli,
ricostruisce la storia di un campione del passato; "Questa
pazza fede", dello scrittore italo-veronese Tim Parks, racconta
lItalia attraverso il calcio"; "Storia sociale del
calcio in Italia" di Antonio Papa e Guido Panico, in cui il
pallone serve per creare lidentità sociale; "A
undici metri dalla fine" di Gian Luca Favetto, narra la storia
di un portiere di un campionato minore attraverso le immagini della
sua vita che gli tornano in mente di fronte a un calcio di rigore.
In
televisione ci sono stati molti programmi dedicati al Mondiale:
"Dribbling mondiale" e "Mondiale sera", sono
stati tra i più tecnici e seri; "Notti mondiali"
in cui il calcio faceva da cornice, visto che si dava parecchio
spazio alla musica, agli aneddoti e a fidanzate e parenti degli
azzurri; "Il processo di Biscardi, speciale mondiale"
ricco di accese discussioni e polemiche oltre alle numerose trasmissioni
andate in onda sulle tv locali e gli ampi spazi in tutti i telegiornali
e nei mezzi di comunicazione in generale. Anche internet è
stato preso dassalto e le pagine calcistiche sono state tra
le più visitate dagli internauti; e i telefonini? Sì,
anche loro sono stati protagonisti, infatti era possibile ricevere
direttamente sul proprio cellulare un messaggio che ci teneva informati
sui risultati e sullandamento degli incontri.
Lo
sport e la musica sono un binomio praticamente inscindibile, lo
dimostrano i cori che riecheggiano negli stadi e le canzoni o ritornelli
con alcun riferimento sportivo o dedicate ai grandi eventi. Linno
ufficiale Mondiale 2002, cantato da Anastacia e, a mio parere poco
adatto per lappuntamento nippo-coreano, è ascoltato
e riascoltato per radio.
E
nelle redazioni sportive cosa accadeva? Cosa succedeva dopo il triplice
fischio finale?
I
giornalisti scatenavano la loro fantasia, alla ricerca di nuove
parole sempre più iconiche.
Dal
punto di vista linguistico si è accennato al modulo "banana"
(di solito si diceva "a mezzaluna") dellEcuador
e alla cuauhteminha, il colpo del messicano Blanco, termine che
potrebbe entrare nel lessico calcistico italiano qualora il giocatore
venisse acquistato da un nostro club. Inoltre, si è spesso
ricorso allespressione "calcio globale", visto che
si è potuto vedere un italiano ad allenare il Paraguay, un
bianco alla guida del Leoni Indomabili del Senegal, un nero nella
Polonia, un polacco nella Germania.
Senza
dubbio la maggior creatività lessicale si è esibita
nella plasticità dei titoli:
"Oronaldo";
"Ronaldoro": si gioca con il nome del campione brasiliano
che ha vinto loro mondiale; "Coppacabana" richiama
Copacabana in Brasile e la Coppa del mondo vinta dai verdeoro; "Il
ragazzo della via Gol", rievoca una famosa canzone italiana
(Il ragazzo della via Gluck) e si riferisce a Ronaldo che ha ritrovato
la via del gol dopo il lungo calvario; la vittoria del Senegal è
stata celebrata con "Senegol"; "Trappolone"
si riferisce alla trappola, o meglio al catenaccio di Trapattoni;
"Lallen
attore" è il neologismo creato
per il c.t. azzurro che, oltre ad allenatore, si è mostrato
attore per il suo repertorio di gesti, sguardi e attacchi dira
dalla panchina.
Alcune
creazioni hanno denunciato lo scandalo arbitrale: "LImmondiale";
"Hasta la svista siempre" il titolo è in spagnolo
perché lItalia doveva affrontare il Messico; oppure
il gioco di parole con la citazione latina "(F)urbi et orbi".
Cosa
resterà di questo appuntamento? La sconfitta delle "grandi",
che hanno spento i lori sogni e speranze di gloria nei primi incontri;
le vergognose decisioni arbitrali, che hanno fatto urlare allo scandalo
più di una nazionale; del buon calcio messo in mostra da
selezioni minori, se così si possono ancora definire, come
gli Stati Uniti, la Corea e il Senegal. Ma non ci si dimenticherà
neppure dellacqua santa di Trapattoni che non ha comunque
giovato alle sorti degli Azzurri e dellInno di Mameli non
cantato dai nostri ragazzi.
Lepilogo
dellinedito Mondiale 2002 è stato quello di sempre:
Brasile ancora campione per la quinta volta. E adesso
non
ci resta che aspettare altri quattro anni per poter ottenere la
rivincita, quindi Sayonara a Germania 2006.
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